Un aspetto ora da considerare sul tappeto è la sua funzione all'interno della casa: quello di metterlo a terra per essere calpestato è un'esclusività in cui è stato relegato, che solamente l'aridità della cultura moderna può giustificare.
In passato infatti nelle case occidentali, che a differenza di quelle orientali avevano i pavimenti, spesso di ottimi materiali e con dei bei disegni, non era costume usare i tappeti per agevolare il comfort del calpestio domestico.
Eccetto che per le camere da letto le calzature venivano usate anche in casa e a causa delle strade sterrate, infangate o innevate, la mancanza di fognature interrate, erano molto sporche; mai si sarebbe potuto mettere a repentaglio oggetti così preziosi di valore regale che arrivavano dall'oriente, pertanto tutti gli usi decorativi erano ammessi tranne quello a pavimento, men che meno con le scarpe. La storia dell'arte nelle rappresentazioni di vita mostrano come solo i reali o i santi potevano godere del previlegio di camminare sui tappeti; da qui il retaggio del "red carpet" come esclusività dei VIP.
pertanto i tappeti venivano usati come arazzeria esotica appesa alle pareti, come ornamento di balaustre, balconate e scaloni da abbelire per eventi particolari.
Una funzione che abbinava allo scopo decorativo un altro strettamente strumentale, sfruttava invece le capacità termiche della lana del tappeto. Come copripanca per rendere più confortevoli le sedute e gli schienali, come copritavolo a guisa di tovaglia: quest'ultima maniera permetteva a gentiluomi e notabili, usi al lavoro di concetto seduti al tavolo, di usare il tappeto debordante come una coperta sulle ginocchia che li teneva caldi nelle giornate più rigide.
A questi usi regali e nobiliari, con l'avvento della borghesia di fine '800 si sono affiancati gli usi di ispirazione orientaleggiante ed esotica nei comportamenti di gran voga in quel periodo.
L'uso a giaciglio estemporaneo si afferma grazie ad opinion leader che hanno portato nelle varie nazioni il gusto per il tappeto: Oscar Wilde, Gabriele D'Annunzio e Sigmund Freud sono rispettivamente in Inghilterra, Italia, Germania gli appassionati di tappeti la cui emulazione contribuirà all'affermarsi della cultura del tappeto orientale in Europa e quindi in America.
Da questi maitre a penser avidi di tappeti (D'annunzio al Vittoriale ne teneva aperti 160 contemporaneamente in tutta la casa) si afferma il ruolo collezionistico, la ricercatezza del possesso, la bramosia edonistica che un tappeto sa soddisfare. Geramania, Inghilterra e Italia sono ancora i migliori mercati di oggi: se cerchi un tappeto giusto è più facile trovarlo in questi paesi che non in quelli d'origine.
Un altro valore essenziale del tappeto è il tempo: il tempo che passa, ma non quello sfuggevole che vorredti fermare, quello che scorre lentamente da gustare poco alla volta, quello che fi fa affezionare agli oggetti che possediamo e ci accompagnano durante la vita per lungo tempo.
Già solo guardare, non vedere, un tappeto ci vuole tempo; dall'impianto iconografico generale ai più minuti decori di dettaglio non basta un'occhiata ma bisogna soffermarsi, lasciarsi ipnotizzare e ctturare dalle forme e dai disegni; molto spesso ci accorgiamo di particolari del nostro tappeto dopo mesi o anni. E' un colloquio visivo continuo che si ripete distrattamente e ogni tanto ci cattura e ci rapisce l'attenzione.
Un buon tappeto inoltre sa ben invecchiare, è il primo suggerimento che raccomando: un tappeto sottoposto a calpestio dura circa una o due generazioni al massimo prima di dover essere restaurato. In questo periodo il suo lento inesorabile vissuto deve valorizzare il manufatto e non renderlo inapprezzabile e da buttare.
E' un po' come per i mobili in legno quelli ben costruiti nelle forme e nei materiali sanno ben invecchiare e la patina del tempo li trasmetterà alle generazioni successive impreziosendoli. Lo stesso vale per i tappeti la cui usura è sopportata solo da certi modelli che mantengono inalterato il loro fascino.
L'esposizione alla luce e le usure difeffenziate a seconda delle zone di calpestio più frequenti o accidentali incidenti di macchie e di lavaggio scrivono la storia della casa a cui un tappeto è appartenuto, le vicende familiari che vi si sono svolte sopra.
Il bello del tappeto è proprio il fatto che si consuma, lentissimamente ma si consuma, cambia nei colori e si impregna degli odori della casa ma soprattutto definisce il tono decorativo generale della casa. Per sua natura è quasi sempre l'arredo della casnza con la maggiore superficie percepibile, anche se è sul pavimento ed è quindi determinate e prevaricante nell'armonia degli arredi.
La scelta del tappeto descrive il gusto del proprietario molto più dei quadri alle pareti o degli altri arredi in genere. Essendo un mondo vastissimo di colori di provenienze che spaziano dal Marocco alla Mongolia, la scelta lasciata spesso al caso rischia risultati inconsapevoli e non voluti spesso vittime di commercianti senza scrupoli. Accade sempre più spesso di entare in case bellissime con mobili di alta epoca, ma tappeti di quart'ordine, spesso senza la consapevolezza del proprietario.
Per tutti i supposti motivi, in epoca moderna la cultura dell'arredo del tappeto è stata prevaricata dal minimalismo, dalla soppressione dei valori sensoriali, dall'asetticità emozionale dettata dalle tendenze contemporanee.
Rimane tuttavia incontaminato il bisogno atavico dell'uomo del tappeto e questo ha provocato le distorsioni di produzione che hanno approfittato della mancanza di attenzione in questi ultimi decenni della cultura dell'arredo verso il tappeto; i risultati sono tappeti lontani da ogni tradizione e qualità materiale senza valore culturale, per un mercato di consumo veloce.
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2 Commenti
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Non sapevo che ci sarebbe stata una seconda parte, chiedo quindi scusa per il mio commento al post precedente.