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ARTICOLO DI Paolo Perutelli
Fisiopatologia del collezionismo, con cenni al collezionismo di tappeti.
22 settembre 2009

Chi non ha mai collezionato qualcosa, magari solo per breve tempo? Ma qual è la molla che ci spinge ad accumulare articoli comuni o rari, senza valore o preziosi? Quando un hobby piacevole e capace di far interagire ed aggregare persone può diventare un'ossessione, una forma patologica? E come si diventa collezionisti di tappeti?



Collezionare è un'attività praticata sia dai bambini sia dagli adulti, nelle società primitive e in quelle moderne. Certamente non è una attività per tutti, ma lo è per molti; per quanto riguarda il nostro paese, le statistiche ci dicono che almeno un italiano su otto colleziona qualcosa. A parte ci sono i "raccoglitori", cioè coloro che conservano le saponette degli alberghi, le scatole di cerini dei ristoranti, eccetera; mentre il collezionista propriamente detto gestisce la ricerca, si occupa della catalogazione e ne fa oggetto di studio, i raccoglitori sono interessati soltanto l'accumulo, disordinato e ossessivo, ed esulano quindi da questa trattazione.

 


da: giannaferretti.splinder.com

 

Sicuramente l'accumulo e la collezione sono comportamenti che trovano una lontana radice nell'accumulare derrate alimentari in previsione di momenti di scarsità o carestia. Anche diverse specie animali mostrano comportamenti analoghi al collezionismo degli umani, o più propriamente all'accumulazione di oggetti; tra essi alcuni uccelli, roditori, altri Mammiferi e taluni Insetti.

 

Cenni storici.

 

Il collezionismo esiste da sempre (e certamente da quando esistono i tappeti ne esistono anche collezionisti e collezioni), ma all'inizio si trattava soprattutto di raccolte di oggetti preziosi, a carattere decorativo, curioso o rappresentativo, con i quali allestire una wunderkammer, senza che la collezione avesse una finalità in sé.

 


David Teniers il Giovane (1610-1690): La galleria dell'Arciduca Leopoldo Guglielmo d'Austria a Bruxelles (Vienna, Kunsthistorisches Museum)

 

Gli stessi tappeti che facevano bella mostra di sé nelle gallerie d'arte e nelle abitazioni dei regnanti, della nobiltà e della ricco ceto mercantile europeo del Rinascimento rappresentavano fondamentalmente elementi d'arredo imposti dal gusto dell'epoca ed esibizione di status symbol e non entravano a far parte di un più generale modo di intendere il collezionismo.

Fu solo a partire dall'Illuminismo che si prese ad indagare il senso e lo scopo delle collezioni. Si sviluppò allora una concezione ideale del collezionismo, che doveva rappresentare molto di più del far tesoro e dell'accumulare: doveva significare saper riconoscere e custodire. Ponendosi uno scopo concreto entro un limite raggiungibile, il collezionista doveva avere la possibilità di acquisire delle conoscenze generali sulla materia in oggetto. 

Collezioni di tappeti famose, oggi in gran parte custodite nei musei, sono nate quasi tutte in un'epoca in cui la raccolta di tappeti antichi, in particolare quelli realizzati da nomadi e nei villaggi, era ancora considerata un'attività stravagante e una incomprensibile attitudine personale. Il numero di collezionisti era limitato in confronto al numero attuale di amatori ed esperti, e la disponibilità di esemplari tale che ci si poteva ancora permettere di considerare la bellezza e l'età dei tappeti come gli unici criteri validi per la collezione.

 

Perché il collezionismo?

 

Dare una spiegazione al perché del collezionare non è cosa facile: le motivazioni sono diverse e complesse.

Secondo gli psicologi il movente del collezionismo ha profonde radici psicodinamiche volte a rispondere a due bisogni: mettere in ordine un mondo in disordine e perpetuare sé stessi. Si tratta di bisogni declinati principalmente al maschile: infatti la donna soddisferebbe il primo nell'organizzare la casa e il secondo nella procreazione (le donne che lavorano, magari con incarichi importanti, non si scaglino contro di me, ma contro gli scienziati).

Le stesse modalità del collezionare e la scelta degli oggetti rappresenterebbero un importante indicatore delle psicodinamiche inconscie del collezionista.

 

 

I moventi più profondi del collezionismo spaziano in un ampio spettro, che va dalla sublimazione alla difesa nei confronti di traumi e conflitti pre-edipici ed edipici. Il collezionismo rappresenta una forma specifica di relazione con gli oggetti (differente dalla compulsione e dalla perversione) e in certi casi può diventare un autentico e soddisfacente stile di vita.

Certamente il collezionista deve soddisfare un desiderio di possesso e di catalogazione, inseguendo un ideale di completezza e perfezione. Tutto ciò riflette un bisogno di sicurezza che nasce nella prima infanzia; conseguendo il possesso, l'ordine, la classificazione e la conservazione degli oggetti che si amano si ottengono sicurezza e gratificazione. Ma al possesso e all'ordinamento della collezione si accompagna solitamente il desiderio di mostrare e condividere, facendo così in qualche modo rivivere gli oggetti in questione.

Naturalmente in alcuni casi non può mancare la molla di una certa eccentricità e della stravaganza come primo movente del collezionismo.

Più banalmente possiamo dire che la passione per il collezionismo in genere e per una collezione in particolare nasce principalmente dalla curiosità, dal gusto e dalle sensazioni che un determinato oggetto può trasmetterci.

Le passioni più profonde sono spesso trasmesse dagli oggetti più vecchi, sui quali il tempo ha maggiormente lasciato il segno. Secondo Vittorio Sgarbi l'acquisto diun'opera d'arte antica rappresenterebbe una sfida alla contemporaneità, l'intuizione di ciò che può resistere al tempo, un atto di coraggio intellettuale, di sensibilità e di gusto, indipendentemente dalle possibilità economiche. Esisterebbero quindi diversi tipi di collezionismo, per diverse tasche, ma con un unico movente: acquistare per conoscere e perché si riconosce.

 


da: toysblog.it

 

Cosa e come collezionare.

 

Il collezionismo può esprimersi in forma di ossessione monotematica (collezioni di tappeti, di acquerelli, di francobolli, di monete...) o come curiosità onnivora che va al di là della tipologia dell'oggetto. Comunque sia, una collezione deve essere "ordinata" secondo regole che possono essere definite dal collezionista stesso, anche allo scopo di evitare di trasformare la collezione in un mero accumulo di materiale più o meno coerente. 

Il collezionista deve saper rispondere (anche solo per se stesso) al quesito: "La presente collezione si propone di documentare... cosa? e... come?" Purtroppo molti collezionisti, anche non alle prime armi, non sanno descrivere il piano della loro collezione che, magari, stanno allestendo da anni.

E' proprio il "cosa" e "come" che dimostra la conoscenza, la fantasia e lo studio fatto da parte del collezionista: e solo con queste premesse si potranno programmare in modo intelligente gli acquisti da fare e la loro priorità e trarre soddisfazione dalle acquisizioni.

Chi desidera iniziare una collezione e non può avvalersi di una disponibilità finanziaria illimitata deve, a maggior ragione, porsi molto chiaramente il problema della pianificazione della sua raccolta, che sarà completa solo quando le sue parti costitutive rappresenteranno compiutamente ed esaurientemente l'ambito collezionistico predefinito.

Uwe Jourdan afferma che la competenza del collezionista rappresenta, accanto alle sue possibilità finanziarie, il suo capitale più importante; in questo siamo oggi avvantaggiati da una quantità di informazione (cartacea e via web) che ci può fornire perlomeno delle ampie cognizioni teoriche.

Pur in assenza di ricette infallibili per "ben collezionare", credo tuttavia che il collezionista illuminato, colui che non solo studia e approfondisce, ma che si pone domande su cosa significhi raccogliere, confrontare e ordinare, sia continuamente alla ricerca di opere importanti e inedite.

 

Collezionismo e investimento.

 

Collezionando sempre ciò che piace, con passione e con criterio, il divertimento è assicurato. Se la collezione si sviluppa coerentemente con il piano di collezione stilato si acquisirà in primo luogo ciò che si desidera,  indipendentemente da considerazioni sul valore economico che si potrà ottenere in prospettiva. Il collezionista spende per il suo piacere e perché altri, con lui e dopo di lui, godano della collezione.

 


da: theworldcraft.com

 

Premesso che una collezione ha sempre un certo valore materiale, prima di parlare di investimento sono opportune alcune considerazioni di ordine generale:

- promesse di investimento sono state ampiamente elargite negli ultimi anni da venditori e televenditori, alimentando false aspettative foriere di successive delusioni. Ricordiamo che per ammissione dei venditori stessi: "l'affare lo fa sempre chi vende e non chi compra";

- il collezionismo e il mercato sono soggetti a mode e alcune cose molto valutate oggi potrebbero avere un minimo valore domani;

- le fluttuazioni dell'economia globale hanno il loro peso nel determinare il valore degli oggetti da collezione, d'arte e antiquariato in particolare;

- non esistono parametri certi di valutazione del valore degli oggetti collezionati, al di là degli indici di tendenza fatti registrare dalle più prestigiose case d'asta.

Possiamo invece, e dobbiamo, considerare l'acquisto di opere d'arte non tanto nella sfera economica, bensì in quella intellettuale e culturale. Citando nuovamente Sgarbi: "Non è senza significato che la parola speculazione abbia un doppio significato; l'attività speculativa essendo attività di pensiero, di approfondimento della conoscenza, ma anche quella di investire denaro per farlo meglio fruttare".

Naturalmente non mancherà chi colleziona spinto da motivazioni di puro e semplice profitto, acquistando interi lotti di esemplari per poi riporli in un magazzino finché non hanno aumentato il loro valore. E' ovvio che questa tipologia di persone, che è recentemente aumentata parallelamente con la febbre dell'art business, non colleziona per amore dell'arte.

Dopo aver doverosamente messo in guardia contro facili e incaute tentazioni di investimento finanziario, resta il fatto che un bel tappeto antico annodato a mano acquisterà nel tempo sempre più valore e potrà talvolta arrivare a spuntare una buona valutazione.

 

Patologia del collezionismo.

 

Il collezionismo può essere un hobby salutare, in grado anche di limitare lo stress e favorire la cura delle malattie. E creare reti di amicizie, con cui condividere gli stessi interessi, arrivando a forme di complicità intellettuale.

A meno che da passione non degeneri, trasformandosi in un bisogno assoluto o addirittura in un disturbo ossessivo-compulsivo: il desiderio di possesso e di ordine hanno conseguenze emotive sulle persone. Occuparsi della collezione è l'unico modo per tranquillizzarsi. In alcuni casi limite, l'oggetto collezionato acquista un valore erotico, al limite del feticismo e anche la banale pulizia della collezione può assumere le sembianze di un rituale.

Può addirittura accadere che una volta arrivati a possedere l'oggetto della propria ossessione, chi colleziona perda il gusto estetico degli oggetti collezionati, che vengono quindi  ignorati, senza tentativi di organizzare la collezione.

Questa ed altre manifestazioni schizoidi sul possedere, sul celare gelosamente, sul prevalere su tutti gli altri, non fanno parte del collezionismo, ma di una degenerazione dello stesso. Il collezionismo diventa allora un atteggiamento meschino e solitario, e come tale viene talvolta erroneamente percepito dalla maggioranza dei non-collezionisti. Già Stendhal doveva essersi scontrato con qualche forma aberrante di collezionismo per arrivare a dire che: "Nulla rende lo spirito angusto e geloso come l'abitudine di fare una collezione".

Secondo i neurologi l'ossessione al collezionare o al possedere può in certi casi essere originata dall'alterazione di un'area localizzata nel lobo frontale della corteccia, nella parte destra del cervello. A tale risultato si è arrivati studiando pazienti che dopo un trauma avevano sviluppato una mania da collezionisti e confrontandoli con altri che, pur traumatizzati, non avevano alcuna tendenza all'accumulo. Il danno cerebrale sembrerebbe rimuovere l'inibizione all'accumulo di oggetti.

 

 

Come si diventa collezionisti di tappeti.

 

Un bel tappeto annodato a mano, oltre ad essere un prezioso complemento d'arredo d'uso quotidiano, è soprattutto un'opera d'arte; la sua contemplazione offre piacere e suscita l'ammirazione di chi lo possiede e di coloro che sono ammessi a contemplarlo. Anche per questa ragione è nata col tempo la figura del collezionista di tappeti.

 


da: tappetorientale.blogspot.com

 

La maggior parte delle persone acquista il suo primo tappeto orientale senza immaginare lontanamente di poter diventare collezionista.

L'acquisto di un tappeto fa percepire l'aggiunta di un tocco di esotico in quel particolare ambiente della casa al quale è destinato, sensazione che si consolida ripetendo il processo di acquisizione. Può allora accadere che, ancora non immaginando sé stessi come collezionisti, si inizi a visitare negozi di tappeti e a notare le pubblicità e le notizie sul tappeto nelle riviste. Gli acquisti possono continuare fino a che si raggiunge un punto critico dove tutto il pavimento disponibile della casa ne è coperto. A questo punto alcuni si fermano e non diventeranno mai collezionisti, mentre altri vanno oltre.

Questi iniziali collezionisti sono consapevoli di non essere degli esperti, ma confidano nel loro buon gusto per saper riconoscere in ogni caso il bel tappeto. Ma questa certezza inizia a vacillare nel momento in cui si riconosce che quel tappeto acquistato tempo prima perché così desiderabile inizia ora ad avere un che di comune, di commerciale.

E' allora che si percepisce pienamente il tappeto orientale come un'autentica forma d'arte, con la stessa dignità di quelle più note a noi occidentali e che anzi, in talune parti del mondo dove si annodano tappeti, questo manufatto è visto come la più alta forma di espressione artistica. Questa rivelazione fa innalzare il livello di entusiasmo del  novello collezionista inducendolo a documentarsi e in genere a conseguire una superiore conoscenza di questo straordinario manufatto.

Molti espandono poi i propri orizzonti iniziando a prendere in considerazione non solo tappeti, ma anche kilim, sacche, bardature per animali, eccetera.

 
Conclusioni.

 

In qualche modo il collezionare è come percorrere un labirinto: un'avventura stimolante, ma estremamente complessa, a volte sconcertante, dove ogni vicolo cieco riporta ad una posizione precedente dalla quale ripartire con rinnovata passione, maggiore conoscenza e una indubbia crescita culturale. Più alto il livello culturale del collezionista e maggiore la sua disponibilità economica, tanto più raffinata e ricca di rarità sarà la collezione. Non per questo non sono degne di stima anche collezioni di minore valore materiale se arrivano a soddisfare il desiderio di curiosità, interesse e cultura di persone meno colte o più giovani o con minori mezzi finanziari.

E tra i piaceri del collezionista si annoverano sicuramente l'avventura della ricerca e il piacere della scoperta; il collezionista identifica con occhio vigile ciò che sfugge allo sguardo distratto dei più. I pezzi desiderati, le rarità e i capolavori, possono apparire nei luoghi più vari: nelle abitazioni, negli show room, nelle mostre, sui cataloghi, tra gli innumerevoli ed eterogenei espositori dei tanti mercati e mercatini.

 

Un'immagine del mercatino di Lodi 


Se gli psicologi e gli psichiatri ci rendono edotti circa i motivi per cui il collezionismo può degenerare in patologia, resta il fatto che collezionare è un'attività bella, interessante, rilassante, istruttiva e costituisce un mezzo di socializzazione con altri che condividono la stessa passione.

Per quanto riguarda i tappeti, subito dopo gli studiosi sono proprio i grandi collezionisti, con la loro instancabile ostinazione e la loro disponibilità ad investire, a contribuire allo sviluppo della conoscenza di quest'arte in Occidente. Basta sfogliare uno dei molti libri dedicati al tappeto d'arte per constatare quanti degli esemplari illustrati provengano dalle collezioni private di "maniaci" entusiasti che forniscono un importantissimo contributo alla storia e alla scienza di questo manufatto.

 

Nota.

 

L'autore di queste righe è nato sotto il segno del Capricorno, segno di Terra, governato dal pianeta Saturno, il Kronos dei Greci, cioè signore del tempo. Il nativo del Capricorno eredita quindi un vivo senso del passato e delle tradizioni, spesso diventando appassionato collezionista e conservatore di oggetti e di tutto ciò che ha una storia.

Con queste premesse non deve meravigliare che io abbia voluto trattare l'argomento del collezionismo, sia pure in forma certamente non esaustiva, ma inteso come stimolo ad ulteriore approfondimento.

Personalmente, la collezione di tappeti gioca un ruolo importante nella mia vita, ma non arrivo ancora a considerarla un'ossessione e mi tranquillizzo dicendomi che "posso smettere quando voglio" o almeno... così spero!

 


da: malayer.it

 

Riferimenti.

 

Anderson SW, Damasio H, Damasio AR. A neural basis for collecting behaviour in humans. Brain 2005; 128: 201-212.

Baekeland F. Psychological aspects of art collecting. Psychiatry 1981; 44: 45-59.

De Reviziis A. Diffidate dalle promesse di investimento. In:  http://tappetorientale.blogspot.com/2008/10/

De Reviziis A. Il collezionismo del tappeto orientale. In: http://tappetorientale.blogspot.com/2008/03/

Eiland III ML. Starting to collect antique oriental rugs. Woodbridge (UK), 2003.

Gabbini E. Perchè, cosa e come collezionare. In: http://www.siciliainformazioni.com/giornale/filatelia/44032/

Jourdan U. Il collezionismo. In: Tappeti orientali. Turchi - turcomanni. Milano, 2000. pp.301-302.

Sgarbi V. I giardini dell'assurdo. In: http://pensieroguadagni.blogspot.com/2006/08/

Subkowski P. On the psychodynamics of collecting. The International Journal of Psychoanalysis 2006; 87: 383-401.

 

 

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collezionismo, tappeti, patologia, investimento
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