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ARTICOLO DI PAOLO PERUTELLI
Tappeti turcomanni con decoro non tradizionale dell'emirato di Bukhara e del medio corso dell'Amu Darya.
17 novembre 2009

Gli Ersari.

 

La tribù Ersari è la più numerosa tra quelle turcomanne. Abul Ghazi Bahadur, khan di Khiva nel XVII secolo, nella sua storia dei popoli turcomanni (Shejere-i-Turkmene, 1665) fa risalire gli Ersari al leggendario eroe turcomanno Ersari Khan e li annovera tra gli Stone Salor esterni, cioè le tribù Salor affiliate alla confederazione. Da notare che Abul Ghazi riferisce su eventi relativi alla dinastia di Sofiyan Khan (1525-1535); gli Ersari erano al tempo suoi alleati e su di loro fornisce lusinghiere referenze, mentre sminuisce i Salor interni, che controllavano i traffici sul percorso che collegava la Russia a Khiva.

Gli Ersari non sarebbero comunque menzionati da Mahmud Kashghari e Rashid al-Din tra le originali tribù turcomanne [1], ma si sarebbero insediati più tardi, come i Tekke, gli Yomut e i Saryk.

Gli Ersari erano inizialmente stanziati nella penisola di Mangyshlak e lungo le coste orientali del mar Caspio fino alle propaggini dei monti Balkhan. Sotto la pressione di popoli più settentrionali iniziarono a migrare verso oriente, arrivando ad insediarsi sulle rive dell'Amu Darya (l'antico Oxus), nell'area dell'emirato di Bukhara (nell'odierno Uzbekistan) agli inizi del XVIII secolo.


Figura 1: il bacino dell'Amu Darya.

 

Protetti dalle tormentate vicende belliche dei secoli successivi e a stretto contatto con la popolazione locale formata in gran parte da Uzbeki e Tagiki, molti abbandonarono gradualmente la vita nomade per una stanziale, facendo degli Ersari il primo gruppo turcomanno a diventare sedentario.


Figura 2: mappa dell'attuale Uzbekistan.

 

Altri gruppi di Ersari migrarono verso meridione, penetrando nell'Afghanistan settentrionale, dove ancora oggi vivono in gran numero.

Gli Ersari vantano un'ampia produzione di tappeti che si distingue da quella delle altre tribù turcomanne soprattutto per la sua eterogeneità, con esemplari caratterizzati da una grande varietà di motivi di decoro, riconducibili sia alla tradizione turcomanna, sia alla tradizione decorativa dell'area di Bukhara, a quella persiana e altre.

Convenzionalmente il nome Ersari è attribuito ai tappeti ornati da motivi autenticamente legati alla tradizione tribale, classicamente decorati con il gulli gul, generalmente più grande e diversamente spaziato rispetto agli esemplari dei Tekke e dei Salor [2].



Figura 3: tappeto Ersari, prima metà dell'Ottocento.

Figura 4: il gulli gul.  da: tcoletribalrugs.com

 

Gli esemplari caratterizzati da decorazioni floreali molto stilizzate o da motivi presi in prestito dalla Persia, o comunque più lontani dalla tradizione turcomanna, sono invece detti Ersari-Beshir o Beshir.



Figura 5: Ersari Beshir, XIX secolo.

 

Beshir, MAD e altro.

 

Del nome "Beshir" si è talvolta abusato, arrivando ad attribuirlo agli esemplari turcomanni di incerta classificazione.

Alcuni fanno derivare il nome da quello di un distretto o una cittadina, Beshir o Basir, a sud di Bukhara e in prossimità del fiume Amu Darya, che fu probabilmente un centro di raccolta di questi tappeti. In effetti un toponimo Bashir è presente nel Turkmenistan orientale, nei pressi dell'Amu Darya, circa 200 km a sud di Bukhara (cortesia di Infotappeti).

Altri affermano che la città di Bukhara, grosso centro di produzione e di commercio, si chiami in sarto (la lingua locale) Bas'china, da cui Beshir; in alternativa Beshir potrebbe essere l'acronimo di Besh+Shahr, cioè "cinque villaggi" sull'Amu Darya (tra i quali Beshir e Kerki).

In alternativa il termine sarebbe riferito alla tribù dei Beshir (o Bashyr), considerata da alcuni come una sottotribù degli Ersari e da altri invece ritenuta ben distinta. Per correttezza faccio presente che alcuni studiosi e viaggiatori dell'Ottocento e del Novecento, tra cui l'attento Gunnar Jarring [3], omettono di menzionare i Beshir tra le tribù Ersari che producono tappeti.

Non per tutti gli studiosi l'etichetta "Beshir" è soddisfacente per classificare questa produzione. Da alcuni anni è in voga il termine di "tappeti del medio Amu Darya (MAD)" che include virtualmente tutti i tappeti delle oasi dell'Uzbekistan, fra i quali proprio i Beshir sarebbero quelli con caratteristiche meglio definite.

Sono state proposte anche altre definizioni più o meno fantasiose: tra esse "other middle Amu Darya (OMAD)", che dovrebbe sottolineare proprio l'incertezza concettuale nel meglio definire queste produzioni; e "Labab", che significa semplicemente "sul fiume", per indicare la produzione delle tribù turcomanne rivierasche dell'Amu Darya.

Tutte denominazioni che si limitano ad aggirare il problema dell'identificazione di questi manufatti, proponendo una nomenclatura ancora più nebulosa, che non dà alcun nuovo e fondato apporto. Il termine Beshir consente quanto meno di visualizzare con facilità i manufatti in questione.

 

I tappeti Beshir.

 

Strutturalmente i tappeti Beshir sono analoghi agli altri tappeti di produzioni Ersari (e questo sarebbe un ulteriore elemento a favore di una classificazione come sottogruppo Ersari): sono realizzati interamente in lana e annodati con nodo asimmetrico, solitamente aperto a destra, meno frequentemente a sinistra, a raggiungere una densità di nodi decisamente scarsa fra i tappeti turcomanni (mediamente 1000÷2500 per decimetro quadrato). L'ordito è in lana del colore naturale, composto da due filati ritorti insieme; talvolta uno dei due filati, o entrambi, può essere in lana di capra, cosa che può dare origine a manufatti irregolari. La trama, in colore naturale o tinta di rosso, passa floscia due volte per ogni fila di nodi.

Pur mostrando numerose analogie con i manufatti degli Ersari, i Beshir si distinguono per i formati particolari e per l'iconografia.

Per quanto riguarda il formato, gli esemplari prodotti nel XIX secolo sono spesso di grandi dimensioni, talvolta imponenti, perché realizzati per le abitazioni della locale borghesia (anziché per le tende) e usati spesso in nelle cerimonie urbane all'aperto, per ricoprire spazi e palchi [4]. Vennero realizzati anche particolari tappeti da preghiera, detti namazlik, rarissimi tra le altre tibù turcomanne.

L'iconografia è chiaramente influenzata dai contatti che la tribù ha avuto con le popolazioni circostanti; essa trae spesso ispirazione dai motivi urbani della Persia, dai motivi degli ikat, tessuti locali in seta, e non mancano gli influssi della Cina occidentale.

Una ricca gamma di colori anima piacevolmente le composizioni decorative; già la famosa studiosa sovietica Valentina Moshkova (1902-1952) ebbe modo di puntualizzare le caratteristiche dei tappeti Beshir come segue: "The typical artistic peculiarity of the Beshir rug is the absence of a common color for both ground and pattern in contrast to all other Turkoman rugs. The ground in Beshir carpets is never neutral in color. It contrasts sharply with and is almost never used in the pattern" [5].

 

Gli schemi compositivi dei Beshir.

 

I motivi di decoro di origine persiana (mina khani, herati e boteh) hanno subito una notevole trasformazione, fino a diventare caratteristici in questi esemplari. Per i tappeti che li adottano è stato proposto di reintrodurre il termine "Bukhara" (da non confondere con quello usato commercialmente per definire i tappeti turcomanni in genere) proprio perché frutto di un ambiente cosmopolita e islamico come quello della città di Bukhara e delle cittadine limitrofe abitate da popolazioni sarte [6,7].



Figura 6: Beshir, con elaborazione di motivo herati, detto guneshly, circa 1900 (da: bukhara-carpets.com)

Figura 7: dettaglio di tappeto Beshir con motivo di decoro guneshly (da: turkmens.com)


Figura 8: Beshir mina khani (da: shahcarpets.com)

Figura 9: Beshir mina khani, 1800.



Figura 10: Beshir boteh, seconda metà dell'Ottocento.

Figura 11: Beshir boteh, circa 1850.

 

Alcuni Beshir sono ornati con degli omega ripetuti a tutto campo, che potrebbe derivare dal motivo cinese della fascia di nuvole o T'chi. E' però possibile che si tratti del calice di un fiore, forse un tulipano, visto di profilo, o addirittura di un drago particolarmente stilizzato.


Figura 12: Beshir cloudband, metà XIX secolo (da: spongobongo.com)

Figura 13: frammento di finimento col motivo "a nuvole" (da: rugrabbit.com)

 

I motivi floreali sono spesso riprodotti in questi tappeti.



Figura 14: motivo del fiore di loto sezionato a metà o geraty (da: turkmens.com)


Figura 15: ... e quello a palmette (da Jourdan 1989, plate 283)


Figura 16: ... che può evolvere, maggiormente geometrizzato, nel motivo talvolta detto "a tarantola" (da: turkotek.com)

 

Altri esemplari attingono dai caratteristici disegni fiammati degli ikat, tessuti in seta diffusi tra gli Uzbeki e le altre popolazioni non turcomanne



Figura 17: Beshir, prima metà dell'Ottocento

Figura 18: Beshir, prima metà XIX secolo (da: spongobongo.com)

 

I namazlik.

 

Le "preghiere" degli Ersari non appartengono alla tradizione turkmena e sono senz'altro il risultato dell'influenza della cultura islamica sugli Ersari sedentarizzati. La residenza nel territorio della città santa di Bukhara ha verosimilmente incentivato la realizzazione di questo inusuale formato di tappeti. E' degno di nota che questa produzione sia frutto di adattamenti e innovazioni, anziché mera replica di modelli importati, che hanno consentito di ottenere risultati veramente suggestivi.

Il decoro di questi manufatti è influenzato da disegni della Turchia, Persia, Uzbekistan, Cina e Turkestan orientale.

I namazlik sono caratterizzati da sofisticati mihrab, spesso con l'apice sormontato da un motivo biforcuto, talvolta sagomati o contenenti un mihrab più piccolo. Viene ravvisata la somiglianza fra il disegno della nicchia di certi Beshir e la mihrab a "buco di serratura" di preghiere anatoliche del XVI secolo e in generale la somiglianza con modelli turchi anziché turcomanni.


Figura 19: Ersari-Beshir, fine dell'Ottocento.

Figura 20: Beshir, primi dell'Ottocento (da: spongobongo.com)

 

Il campo è spesso di colore chiaro, ornato da motivi floreali o anche da alberi di melograno carichi di frutti, simboleggianti fertilità e prosperità. Anche le bordure talvolta si discostano dalle tipiche geometrizzazioni a favore di decorazioni floreali e sono dimensionalmente meno imponenti rispetto a quelle delle altre tipologie di tappeti turcomanni.



Figura 21: Beshir, primi XIX secolo (da: spongobongo.com)

 

Non mancano comunque gli ensi il cui ruolo, a dispetto dell'impostazione generale che ricorda i tappeti da preghiera, è quello di cortina decorativa per l'entrata della yurt, la tipica casa circolare smontabile.



Figura 22: ensi Beshir, 1880 (da: spongobongo.com)

 

Considerazioni.

 

Diversi elementi possono contribuire a spiegare la grande varietà di stili riscontrabile nei tappeti Beshir.

 

1. Gli Ersari giunti all'interno dell'emirato di Bukhara non furono coinvolti  nei conflitti intertribali e rimasero marginali alle guerre con la Persia e il khan di Khiva. Alcuni di essi adottarono uno stile di vita seminomade o sedentaria che li portò a differenziarsi pronunciatamene dagli altri clan Ersari e dalle altre tribù turcomanne. La significativa perdita delle tradizioni, insieme alla diffusione di elementi ad esse alieni, determinò il disgregarsi dell'organizzazione tribale, che si può pienamente percepire nell'ornamentazione dei loro tappeti

 

2. Terza città santa dell'Islam, Bukhara ha accolto pellegrini da tutto il mondo almeno dal XIV secolo. La città era anche un importante centro commerciale e numerosi tappeti persiani, afghani e forse turchi furono portati a Bukhara dai pellegrini e dai commercianti e venduti, insieme a quelli prodotti nel Turkestan, nel bazar cittadino. E' senza dubbio per questo che alcuni motivi e disegni osservati nei manufatti dei Beshir del tardo XIX secolo sembrano influenzati da considerazioni urbane più che tribali. Esistono infatti tappeti Beshir con motivi molto usati dai tessitori delle città persiane, ma che non furono mai impiegati dai Turcomanni. E' anche stato fatto notare come chi ha annodato i tappeti Beshir sia culturalmente più vicino al Cairo e Istanbul che non ai Turcomanni.

 

3. Intorno al 1860, quando i Russi e altri popoli europei iniziarono a stanziarsi nella Transcaspia, come l'area era allora chiamata, le popolazioni residenti lungo il medio corso dell'Amu Darya erano già dedite ad un'annodatura con caratteristiche maggiormente commerciali. Un indicatore di una produzione sicuramente orientata anche verso un ambito commerciale è il fatto che in quest'area non solo le donne, ma anche gli uomini prendevano parte all'annodatura.

L'attività tessile doveva essere piuttosto vivace se ancora nel 1914 nel villaggio di Kerki, c'erano 4000 abitazioni, la metà delle quali occupate nell'annodatura dei tappeti [8].

Certi scostamenti dai tradizionali canoni decorativi turcomanni e la stessa produzione di namazlik possono essere dovuti proprio all'intento di andare incontro alle richieste del mercato.

Per contro, la produzione delle tradizionali sacche turcomanne per uso domestico proseguì fino alla fine del XIX secolo, ciò che testimonia comunque che i Beshir mantennero alcuni legami con il loro passato nomade.


Figura 23: torba Beshir, XIX secolo.

Figura 24: chuval Beshir, 1880.

 

4. Non è del tutto chiaro se i tappeti Beshir siano stati tutti o in parte annodati da Turcomanni, né se i Turcomanni in questione appartenessero alla tribù Ersari: questo è probabilmente il punto principale che deve essere chiarito per una lettura critica di questi manufatti.

Molto prima che i Turcomanni vi si stabilissero, i popoli che vivevano sull'Amu Darya avevano già un'antica tradizione nell'annodatura;  secondo la Moshkova, nei territori intorno a Kerki e Beshir dal V al VII secolo d.C. si producevano tappeti che venivano esportati anche in Cina. La ricercatrice fa riferimento a fonti documentarie cinesi della dinastia T'ang (VII secolo d.C.) secondo le quali nel dominio di Bo-Tsi-Sy, confinante a ovest con Na-She-Bo (o Nakhsheb), si realizzavano tessuti e tappeti in lana e seta. Na-She-Bo, è identificabile con Karshi (Kerki), mentre l'antica Bo-Tsi-Sy sarebbe Beshir [9].

Nei secoli XVIII e XIX il medio corso dell'Amu Darya era abitato, oltre ai turcomanni immigrati in data relativamente recente, da tribù di origini differenti, giunte al fiume in epoche diverse; tra esse vi erano i discendenti di antichi gruppi locali di lingua iraniana, araba e turca, con le proprie tradizioni nella tessitura.

Secondo Samuil Martynovich Dudin (1863-1926), che costituì una raccolta pionieristica di tessili dell'Asia Centrale su incarico dello Zar: "La regione del medio corso dell'Amu Darya era il principale centro di produzione dei tappeti che giungevano al mercato di Bukhara nel XIX secolo e agli inizi del XX. A quei tempi la popolazione locale era una complessa formazione etnica composta principalmente da Turcomanni delle tribù Ersari, Salor e altre" [10].

Per la ricercatrice sovietica Valentina Moshkova, invece, la maggioranza della popolazione nell'area sarebbe stata composta da Salor, con una minoranza Ersari. Nella tribù Salor c'erano gruppi di origine differente, tra i quali gli Olam, un'etnia non turcomanna di origine indoeuropea, ai quali sarebbe da attribuire la tessitura dei tappeti Beshir. Gli Olam potrebbero essere gli "Alani", popolo collegato agli Sciti; alcuni Alani rimasero nel Turkestan anche dopo le invasioni degli Unni, mentre altri migrarono nel Caucaso settentrionale (dove ora sono chiamati Osseti) e nell'Europa occidentale, spingendosi fino in Francia e Spagna.

Per altri studiosi, come Hans König, non vi sarebbero invece dubbi possibili sulla matrice turcomanna di questi manufatti.

Si ipotizza che alcuni dei tappeti Beshir di produzione cittadina siano in realtà uzbeki, particolarmente quelli di grande formato e i namazlik a fondo bianco e a fiori, e che si possa fare una distinzione tra Ersari Beshir e Beshir cittadini e anche tra Beshir turcomanni e Beshir Uzbeki, con i secondi ulteriormente suddivisi in manufatti di città e di villaggio.

Anche il già citato Dudin evidenzia l'influsso delle tradizioni locali e identifica cinque differenti gruppi di tappeti Ersari sulla base dell'ornamentazione e della struttura: Kerki, Beshir, Kizil Ayak, Uzbek-Beshir e Uzbek-Kizil Ayak.

 

Conclusioni.

 

Personalmente apprezzo molto gli antichi esemplari di Beshir: l'inserimento di motivi decorativi estranei alla tradizione vivacizza l'austera eleganza del tappeto turcomanno, giungendo a dei risultati di grande piacevolezza, a volte sorprendenti.

Purtroppo, paradossalmente, questi esemplari sono lo specchio di un processo di declino dell'identità turcomanna iniziato con l'islamizzazione dell'Asia centrale, proseguito con i conflitti intertribali e con la Persia e culminato con l'espansionismo della Russia zarista prima e sovietica poi, a sancire definitivamente l'abbandono del nomadismo del popolo turcomanno.

La raccolta di documentazione sull'argomento mi ha portato a constatare come gli studiosi abbiano spesso idee divergenti tra loro. Anche per questo motivo propongo questo contributo unicamente come spunto di discussione su questa peculiare tipologia di tappeti.

 

Note.

 

[1] Nel Divanu-Lugat-it-Turk e nel Jami al-Tawarikh, nell'undicesimo e quattordicesimo secolo, rispettivamente.

[2] Altri gruppi Ersari tessitori di tappeti con iconografia maggiormente tradizionale sono i Kizyl Ayak e i Chob Bash.

[3] Jarring G. On the Distribution of Turk Tribes in Afghanistan, An Attempt at a Preliminary Classification. Lund Universitetes Arsskrift 1939, 35: 45.

[4] Simakov N. The art of Central Asia. In: Turkoman studies I. Londra, 1980.

[5] Moshkova VG. Carpets of the People of Central Asia of the Late XIX and XX Centuries. Edito da O'Bannon GW. Tucson, 1996.

[6]. Thompson JMA. Turkmen carpet weavings. In: Turkmen tribal carpets and traditions. Washington, 1980.

[7] Eiland ML jr e Eiland M III. Oriental rugs: a complete guide. London, 1998.

[8] Felkersam A. Starye God. Aprile-maggio 1915, p.5.

[9] Bichurin NY. Collection of knowledge about the peoples inhabiting Central Asia in ancient times.  Mosca, 1950.

[10] Dudin SM. Pile Rug Articles of Central Asia. 1926.

 

Riferimenti.

 

Azadi S. Carpets from Turkmenistan. In: http://weavingartmuseum.org/carpets

Boguslavskaya I, Tsareva E. The turkmen wedding. In: Sovrani tappeti. Milano, 1999.

Curatola G. Tappeti. Milano, 1997.

Eiland III ML. Starting to collect antique oriental rugs. Woodbridge, 2003.

Eskenazi JJ. Il tappeto orientale. Torino, 1987.

Jourdan U. Turkoman. Woodbridge, 1989.

Kaffel R. Beshir prayer rugs. Hali 2007; 151: 74.

König H. Some ideas on the design of Ersari rugs and their origin. Hali 1980; 4: 275.

König H. Ersari rugs, names and attributions. Hali 1981; 2: 139.

Mackie LW, Thompson J. Turkmen, tribal carpets and traditions. Washington DC, 1980.

McCoy Jones H, Boucher JW. The Ersari and their weavings. Washington DC, 1975.

Middleton A. Tappeti. Rimini, 2001.

Milanesi E. Il tappeto. Milano, 1997.

Moshkova VG. Carpets of the peoples of Central Asia. Tucson, 1996.

O'Connell BJ. Turkmen rugs: guide to Ersari rugs and carpets. In: www.spongobongo.com

O'Connell BJ. The Turkmen up to the Modern Era. In http://tappetimagazine.blogspot.com/2008/12

Pinner R. Rugs of the Turkmen and other peoples of Central Asia. In: Sovrani tappeti. Milano, 1999.

Pinner R. Beshir carpets of the Bukhara emirate. Hali 1981; 3/4.

Risman E. A Little More on Ersari/Beshir. In: www.turkotek.com

Sabahi T. L'arte del tappeto d'oriente. Milano, 2007.

Spuhler F, König H, Volkman M. Old eastern carpets. Munich, 1978.

Teherani J, Collard M. Investigating cultural evolution through biological phylogenetic analyses of turkmen textiles. Journal of Anthropological Archaeology, 2002; 21: 443.

Tsareva E. Thirty turkoman rug masterpieces from the collection of S.M. Dudin. In: Oriental Rug Review 1990, 11/1.

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Commenti 1 Commenti
1.
Paolo Perutelli - 19 novembre 2009 15:33
A testimonianza dell'interesse e del gradimento che registrano le preghiere Beshir, namazlyk, leggo da Hali che alla fine dello scorso mese di ottobre ad un'asta tenuta a Goteborg, un bell'esemplare a fondo bianco ha spuntato la bella cifra di 78,750 euro! Un autentico record.
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