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ARTICOLO DI Andrea Pacciani Architetto
Apologia del Tappeto
21 settembre 2009

Tanto per sgombrare subito il campo da pregiudizi di poco conto, cominciamo a dire che tra le prime testimonianze dirette sulla necessità di un tappeto per gli eventi importanti è il Vangelo di Marco 14, 12-16 che racconta la preparazione all` ultima cena da parte di Cristo

12 Il primo giorno degli Azzimi, quando si immolava la Pasqua, i suoi discepoli gli dissero: "Dove vuoi che andiamo a preparare perché tu possa mangiare la Pasqua?". 13 Allora mandò due dei suoi discepoli dicendo loro: "Andate in città e vi verrà incontro un uomo con una brocca d`acqua; seguitelo 14 e là dove entrerà dite al padrone di casa: Il Maestro dice: Dov`è la mia stanza, perché io vi possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli? 15 Egli vi mostrerà al piano superiore una grande sala con i tappeti, già pronta; là preparate per noi". 16 I discepoli andarono e, entrati in città, trovarono come aveva detto loro e prepararono per la Pasqua.

Se anche Gesù Cristo sceglie una grande sala con i tappeti per la sua ultima cena, possiamo considerare benedetta questa passione; da questi versetti del vangelo di Marco si spiega anche il fatto che in ogni chiesa sotto l'altare dell'Eucarestia c'è un tappeto; nonchè si spiega tutta la massiccia presenza di tappeti nella rappresentazione sacra di tutta la storia dell'arte.

Da questa premessa  possiamo dedurre che ogni attività dell'uomo che abbia uno spirito, un'anima, una ritualità, un qualcosa di eterno e di ineffabile debba svolgersi su un tappeto che aiuti ad apprezzarne  la qualità spirituale di quella attività. Pertanto per i depositari di certi valori, materiali o spirituali che siano,  Il tappeto  non è un elemento di arredo ma un mezzo di elevazione  per l'attività che vi sta svolgendo sopra.

Il tappeto ha una sua valenza privata in tutte le età della vita; è un rapporto  che si acquisisce da bambini, andando gattoni prima ancora di camminare, giocandoci sopra anzichè sul nudo e freddo pavimento; si rafforza in gioventù come giaciglio occasionale, informale, romantico, se non addirittura erotico. Sì, le migliori passioni private e personali tra bacco tabacco e venere si svolgono con ai piedi un buon tappeto, magari al chiarore e al calore di un camino.
Il tappeto è l'unico arredo il cui rapporto è carnale, di contatto diretto con la nostra pelle dei piedi. Senza entrare in difficli considerazioni di "riflessologia plantare", la gratificazione quotidiana scendendo dal letto della carezza mattutina del nostro  tappeto scendiletto ha un influsso su tutta la nostra giornata.

Oltre a quella privata il tappeto ha una valenza pubblica: quella di rappresentanza innanzi tutto: è quella più riconoscibile come segno di eleganza e di opulenza che vogliamo o sappiamo trasmettere; quella di ospitalità e di condivisione degli spazi privati della casa.
Stare sullo stesso tappeto è un maniera elegante di essere in contatto con i nostri prossimi in amicizia,  in maniera formale senza arrivare al contatto fisico diretto non necessario: seduti a tavola su uno stesso tappeto o su divani e poltrone collegate a terra tra di loro da uno stesso tappeto fa sentire uniti gli ospiti tra di loro e con il padrone di casa.

Il tappeto poi è un passatempo per lo sguardo, farlo scorrere nei mendri dei disegni aiuta ad  assentarsi con i propri pensieri meditativi in maniera ipnotica,  aiuta durante la conversazione a distogliere l'attenzione da vedute non gradite, supplisce la circostanza di dover abbassare lo sguardo.

Quello che solitamente si trascura è la consapevolezza di tutti questi aspetti incosci che si rivolgono solitamente ad un tappeto a cui non diamo la giusta imporatanza significativa al momento dell'acquisto.

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Tappeto, vangelo, cristo, altare, anima, spirito
Commenti 2 Commenti
1.
- 21 settembre 2009 18:44
Molto interessante il tuo concetto di "condivisione" degli spazi e sensazione conforto, io aggiungerei anche sensazione pulizia, a Brooklyn, precisamente a Coney Island, sono stato ospite in una casa dove l'intero pavimento era ricoperto da "tappeto peloso", era obbligo camminare a piedi scalzi ed era concesso sedersi a terra, la sensazione di pulito, accoglienza, comodità e sicurezza dato da quel pavimento mi permetteva di apprezzare la vita di casa, e non mi ha fatto mancare neanche un momento la nostra cara Italia.
2.
Paolo Perutelli - 22 settembre 2009 09:31
Complimenti per il post, molto efficace.
Ricordo soltanto la valenza pubblica del "tappeto rosso", immancabile complemento delle cerimonie ufficiali che, anche se oggi è una banale stuoia, trova le sue radici nel tappeto da rappresentanza dei potenti.
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